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Archivi categoria: Riflessioni in Libertà

Pensieri a voce alta

L’erba del vicino…


Guardare gli altri è ormai un mestiere. Divertirsi godendo su quanto gli altri fanno è una cosa che affascina.

Eppure non è per il solo e semplice gusto di distrarsi, di confrontarsi con altre realtà. E’ invece l’unico modo per spostare le proprie attenzioni su chi crediamo possa essere più attaccabile di noi. Ecco che le nostre responsabilità vengono meno, perché è meglio credere che la colpa sia negli altri piuttosto che ammetterla in casa. Si critica l’atteggiamento dei genitori che oggi non sanno prendere posizione, o della scuola che non sa più come educare. Ci scandalizziamo quando sentiamo notizie incredibili, come quella della mamma che per disperazione butta il figlio dal balcone del 4° piano. Si condannano i politici che non pensano a risolvere i problemi più urgenti, ma che passano intere legislature a scambiarsi accuse sul passato, condotto irresponsabilmente ai danni dello Stato e dei cittadini tutti.

Ma quando siamo chiamati in prima persona proprio a gestire simili realtà, ecco che entra in gioco un famigerato alleato di tutti: la giustificazione. Certo, se per gli altri vale la condanna, se per alcuni addirittura la pena di morte è invocata, per noi esiste solo il perdono, la valutazione de “per il fatto commesso non sussiste reato per le attenuanti scaturite dalla buona fede”. Sì, la buona fede, la più effimera giustificazione per non credere che le nostre vite sono nè più nè meno che uguali a quelle degli altri, errori compresi. Se è facile dire che i ragazzi oggi sono viziati, deve essere altrettanto facile ammettere che anche coccolarli all’inverosimile, coprirli di attenzioni e facilitare loro un percorso non significa certo andare a prevenire o a correggere i vizi, ma anzi ad accentuarli. Privare loro dell’esperienza vera di vita, togliere loro la possibilità di potersi graffiare e rendersi conto del sacrificio, del dolore, quello accettabile e controllabile, nel momento di supervisione da parte del genitore è sempre meglio che farli poi trovare di colpo scoperti e far provare loro non certo lacerazioni, ma a volte semplici cadute tali da farli crollare psicologicamente. E così anche per chi ci governa. Li si accusa di essere perditempo, senza considerare che nessuno potrà risolvere tutti i problemi senza avere la collaborazione di tutti. Non bastano migliaia di leggi per poter disciplinare comportamenti che noi in primis non rispettiamo perché ci autogestiamo nel buon senso.

Ed ecco che, ad esempio, attraversare con il semaforo rosso un incrocio, ci autorizza a dire che tanto si sapeva farlo senza causare incidenti. Molti confondono la libertà e democrazia con anarchia. Pensano di saper gestire super partes e di autovalutarsi al di sopra di tutto e di tutti.

Ma allora non siamo diversi da quelli che critichiamo, anzi doppiamente colpevoli, perché pur sapendo, eludiamo, omettiamo, rivalutiamo, ricreamo.

La vita è un gioco delle parti: rispettare il proprio ruolo, considerare a pieno le proprie responsabilità, ma limitatamente al proprio ruolo, porta alla giusta soluzione. Ognuno di noi, la mattina, quando si alza deve compiere semplicemente quelle azioni che la propria vita suggerisce e non impone. Nel rispetto delle piccole regole, nell’azione delle piccole cose, nell’insieme si ottiene il risultato. Nessuno da solo potrà salvare il mondo, questo non è chiesto a nessuno di noi. Ma salvare il proprio orticello, guardare e badare la propria erba, farà sì che anche la nostra risulterà sempre verde, senza dover necessariamente guardare quella del vicino per poter scappare dalle proprie responsabilità e dalle giuste conseguenze

 
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Pubblicato da su 10 ottobre 2010 in Riflessioni in Libertà

 

Gli occhi del mondo


Il mondo, la società che ci circonda sappiamo bene quanto frenetica sia.  Non ha tempo di sedersi un attimo e quando lo fa, lo fa solo per sé stessa.

Ho lottato tanto nella mia vita, ho creduto fermamente di dare prima di ricevere, ma evidentemente agli occhi del mondo questo non si è visto.  Sono stato pronto ad intervenire nelle cause giuste e vitali, l’ho fatto credo bene tanto che la risoluzione è arrivata, subito, lineare, indolore. Ma agli occhi del mondo non è apparsa come doveva: non era stata la mia organizzazione a portare alla soluzione, ma probabilmente il problema non era così grave e se lo era, lo sforzo non era poi così pesante.

Ho le ossa rotte, la mente confusa. Mi chiedo perché. Qualcuno che non ricordo diceva che quando ci si chiede un perché su qualcosa che non si è riuscito a comprendere vuol dire che si è ancora coinvolti e probabilmente responsabili di quanto successo. Ebbene, io credo di essere il responsabile in primis di quanto successo nella mia vita, nel bene e soprattutto nel male. Scelte rivelatesi sbagliate alla fine erano state prese con slancio ed entusiasmo all’inizio. La fortuna non mi è stata vicino, d’accordo, ma un minimo di previsione logica ci voleva, quella che mi è stata sempre criticata per il suo uso eccessivo.

Ora sono qui, solo, sempre più solo. Le mie energie sono terminate, le mie risorse sono terminate. Ma quel che più mi lascia l’amaro in bocca è l’incomprensione.  Chi mi ha detto di amarmi ha sempre posto sé stesso davanti a me proprio quando ho cercato di chiedere aiuto. No, Enzo che chiede aiuto? Non è possibile, è solo una farsa, un vittimismo. Mi ha reso irritabile a tal punto da essere irritante. Questa è l’unica scossa non ancora domata.

Mi dispiace per tutti coloro che potrebbero dispiacersi. A loro dico solo una cosa: non è facile chiedere aiuto e se davvero amiamo, non dobbiamo aspettare che la persona amata ce lo chieda. L’aiuto non va chiesto, ma dato, al di sopra di tutto e soprattutto al di sopra di sé stessi.

Per il resto, non mi aspetto altro, gli occhi del mondo vedranno sempre e solo quello che vorranno vedere.

 
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Pubblicato da su 29 luglio 2010 in Riflessioni in Libertà