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Archivi categoria: Ecologia e Sistema

Nessuno può salvare il mondo da solo, ma ognuno può fare il proprio dovere quotidiano e costruire assieme a tutti il puzzle della vita.

E dopo il no alle centrali nucleari, la raccolta differenziata


Dopo aver collezionato un consenso ampio sulla non presenza di centrali nucleari in Italia, concentriamoci su un altro aspetto importante: la Raccolta Differenziata dei rifiuti.

Ascoltiamo ciò che un esperto come Maurizio Pallante può consigliarci.

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2011 in Ecologia e Sistema

 

Michael Pritchard trasforma acqua sporca in potabile


Un porzione troppo ampia del mondo non ha accesso all’acqua potabile. L’ingegnere Michael Pritchard ha cercato di fare qualcosa — inventando il filtro portatile Lifesaver, che può rendere potabile l’acqua più rivoltante in pochi secondi.

Cos’è la bottiglia LIFESAVER?
La bottiglia LIFESAVER è la prima bottiglia “tutto in uno” ad ultra filtraggio di acqua. Rimuove batteri, virus, parassiti, funghi e tutti gli altri agenti patogeni microbiologici trasportati dall’acqua, senza utilizzare prodotti chimici come lo iodio od il cloro che lasciano un caratteristico sapore disgustoso. La bottiglia LIFESAVER produce velocemente e facilmente acqua da bere filtrata e sterile. Con la bottiglia LIFESAVER non occorrono pastiglie, ebollizioni, prodotti chimici, tubetti, scuotimenti, strofinamenti, attese o fatiche. La bottiglia LIFESAVER produce acqua da bere pulita e con un sapore gradevole – velocemente!

http://www.lifesaversystems.it/press.html

 
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Pubblicato da su 15 maggio 2011 in Ecologia e Sistema

 

La Torre che “respira” anidride carbonica


L’hanno inventata e costruita all’Università di Calgary, in Canada. Funziona perfettamente e potrebbe risolvere il problema dei tagli al gas serra che altera il clima


L’hanno battezzata «CO2 Tower», la torre dell’anidride carbonica, perché è sormontata da un grande e alto cilindro d’acciaio che svetta in posizione verticale. E’ la prima macchina per aspirare anidride carbonica direttamente dall’aria costruita dall’uomo, il sogno dei governanti e degli industriali di mezzo mondo, alle prese con il difficile esercizio dei tagli alle emissioni di questo onnipresente gas serra responsabile dei cambiamenti climatici. Il professor David Keith e il team di scienziati e tecnologi che l’hanno progettata e realizzata all’università di Calgary, Alberta, in Canada, ne illustrano senza trionfalismi le caratteristiche e le prospettive di sviluppo: «E’ un prototipo sperimentale già funzionante, un impianto relativamente semplice che si basa su tecnologie mature. Ha il pregio di poter svolgere la sua funzione in qualunque posto del pianeta, separatamente da un impianto di produzione energetica. Ne stiamo mettendo alla prova l’efficienza per verificare la nostra ipotesi che possa essere conveniente realizzarlo e distribuirlo in una molteplicità di esemplari». Nessuna promessa spericolata, insomma, ma la presentazione di una soluzione pratica e già operativa, da sottoporre al giudizio della comunità scientifica internazionale per le necessarie verifiche.

COME FUNZIONA – Alla base del funzionamento della macchina, c’è un processo chimico-termodinamico sicuro: l’aria aspirata viene posta a contatto con una pioggia di particelle di idrossido di sodio (NaOH) che provocano la separazione della CO2 presente, la quale può essere raccolta e stoccata nella forma più opportuna per il suo smaltimento (I dettagli tecnici del processo possono essere studiati nella pubblicazione scientifica disponibile online. Keith e collaboratori ci tengono a che non si faccia confusione fra la loro tecnologia e quella detta CCS (cattura e stoccaggio del carbonio), anch’essa in corso di sperimentazione in varie parti del mondo: «La CCS preleva l’anidride carbonica ai camini di centrali elettriche o industrie, dove si trova in alte concentrazioni, la nostra macchina, invece, direttamente dall’aria». E’ spontaneo chiedersi, a questo punto, quale vantaggio c’è ad aspirare CO2 dall’aria, dove è presente con una concentrazione di appena lo 0,04%, invece che dai fumi di un impianto energetico, dove la sua concentrazione balza al 10%. «Il fatto è che una larga fetta di CO2 è prodotta da sorgenti mobili: auto, aeroplani, navi, dove la tecnica CCS è inapplicabile -spiega Keith-. Di qui la necessità di pensare anche a una rimozione direttamente dall’aria».

UNA «TORRE» SU OGNI TETTO? – I primi conteggi, riferiscono Keith e collaboratori, sembrano incoraggianti: il loro prototipo richiede 100 kilowattora per tonnellata di CO2 estratta. «Questo vuol dire che, usando una centrale elettrica a carbone per alimentare la nostra macchina, per ogni unità di elettricità prodotta per farla funzionare, catturiamo CO2 dieci volte di più di quella emessa dalla centrale per il nostro fabbisogno». Insomma, l’efficienza del processo sarebbe fuori discussione. Ora c’è da valutare la convenienza economica di una produzione su larga scala di queste macchine. Galoppando con la fantasia, potremmo immaginare un futuro in cui ognuno di noi, sul tetto, accanto all’antenna della televisione, ha una torretta aspira-CO2 per smaltire i gas serra emessi dalle nostre attività quotidiane!

 
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Pubblicato da su 22 gennaio 2011 in Ecologia e Sistema

 

Lo spreco quotidiano: l’ACQUA


L’acqua potabile è un bene insostituibile, senza il quale non sarebbe possibile la vita sulla Terra.

La superficie terrestre è composta per oltre il 70 % di acqua, di cui il 97 % è costituito da acqua salata e solo il 3 % da acqua dolce. Se poi si considera che la maggior parte di quest’ultima è racchiusa in ghiacciai e falde sotterranee difficilmente accessibili, è chiaro che siamo di fronte a una risorsa tutt’altro che illimitata.

Consumo domestico di acqua

Una persona consuma ogni giorno mediamente ca. 140 litri d’acqua potabile, ripartiti nel modo seguente:

bere e cucinare: ca. 3 litri
irrigazione: ca. 5 litri
lavaggio stoviglie: ca. 8 litri
cura del corpo: ca. 8 litri
pulizie e lavaggio auto: ca. 10 litri
bucato: ca. 17 litri
doccia e bagno: ca. 42 litri
WC: ca. 45 litri

Il consumo domestico di acqua potabile andrebbe limitato mediante opportuni accorgimenti e, ove possibile, sostituito con acqua piovana, senza per questo rinunciare alle proprie comodità.

Alcuni consigli per risparmiare

  • Quando ci si lava i denti, le mani o si fa la doccia, aprire il rubinetto solo per il tempo strettamente necessario;
  • far riparare tempestivamente i rubinetti che perdono;
  • fare la doccia anziché il bagno;
  • dotare lo sciacquone di tasto di bloccaggio dell’erogazione o ridurne la portata;
  • non lavare i piatti utilizzando acqua corrente;
  • usare lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico;
  • applicare frangigetto o regolatori di flusso ai rubinetti di doccia, lavandino e bidè;
  • ove possibile, utilizzare l’acqua piovana.

Acqua piovana

L’acqua piovana può essere impiegata in molti ambiti della vita domestica, per esempio per irrigare orti e giardini, per fare le pulizie o lavare l’automobile, per il bucato e il WC.

Utilizzare l’acqua piovana è molto semplice. Dal tetto può essere convogliata mediante la grondaia in un’apposita cisterna. Da qui l’acqua, opportunamente filtrata, può essere prelevata tramite una pompa e indirizzata ai punti di utilizzo, per es. il WC.

Ulteriori informazioni:

www.centroconsumatori.it

 
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Pubblicato da su 22 gennaio 2011 in Ecologia e Sistema

 

EOLO: la prima auto ad aria compressa


Eolo è il nome della prima auto ad aria compressa, raggiunge i 100 Km/h ed ha una autonomia di 200 Km


Eolo è il nome della prima auto ad aria compressa, raggiunge i 100 Km/h ed ha una autonomia di 200 Km allamedia di 60 Km/h (oppure 10 ore di utilizzo in città). L’idea della Eolo, sviluppata da Guy Negre, già progettista di motori da Formula, è della MDI, che ha ceduto la licenza per costruzione e commercializzazione in vari paesi alla Eolo International, che ha girato per l’Italia alla Eolo Italia.

Il cuore dell’Eolo è costituito dal motore in alluminio, che non utilizza la combustione ma l’espansione d’aria, senza quindi l’uso di fiamma e senza superare mai i 40 °C. In questo modo si diminuiscono l’usura meccanica e la manutenzione, mentre aumenta la durata. L’aria che esce dal tubo di scarico è, oltre che priva di gas nocivi, molto fredda (arriva infatti -20 °C). L’assenza di combustione consente di impiegare come lubrificante olio alimentare. Il rifornimento d’aria compressa può avvenire attraverso compressori da 5,5 o 3 Kw integrati nel veicolo che permettono di fare il pieno, rispettivamente in 4 o 7 ore, collegandosi a qualsiasi presa di corrente.

L’aria viene stipata in quattro contenitori tubolari in fibra di carbonio, che trovano posto sotto il pianale dell’auto, la cui resistenza è stata testata fino a 750 bar; inoltre l’aria compressa non è infiammabile e non può quindi esplodere. Tra gli altri particolari degni di nota, l’impianto elettrico di nuova concezione con un solo filo che comanda tutti i dispositivi, la carrozzeria in fibra di resina (nel futuro sarà di estrazione vegetale, interamente riciclabile), i sedili in canapa.

La Eolo doveva entrare in produzione nell’anno 2003 e  asseblata a Broni, nell’Oltrepò pavese. Ma al momento non esistono ancora novità, nonostante l’impegno a proseguire il progetto sia forte. La fabbrica che coprirà una superficie di ventimila metri quadrati, quattromila dei quali destinati all’impianto produttivo dove verranno assemblate ottomila vetture l’anno. All’interno dei capannoni, interamente realizzati con pannelli in fibra di resina vegetale riciclabile, lavoreranno 240 persone, tra cui anche i capireparto, che hanno da tempo sostenuto il corso di formazione a Nizza. Anche loro sono in attesa di sviluppi.


 
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Pubblicato da su 22 gennaio 2011 in Ecologia e Sistema

 

Lo spreco quotidiano: lo ZUCCHERO


Iniziamo questa rubrica analizzando quanto di più effimero si possa ignorare nel mondo del consumismo, ma che invece incide notevolmente sull’equilibrio vitale, o meglio, disequilibrio vitale, proprio a scapito infatti di quelle popolazioni che non possono permettersi un tenore di vita sostenibile. Spesso si crede che bilanciare le risorse vitali a favore delle popolazioni del terzo mondo sia un’impresa ardua. Certo è che il limite raggiunto implica sforzi economici non indifferenti, se si pensa ad esempio che con il reddito medio americano si potrebbe dare sostentamento a circa 2 villaggi africani composti ciascuno da 50 persone.

L’attuale globalizzazione ha fatto sì che realtà produttive dette minori, possano ora essere quelle su cui l’economia mondiale stia puntando fortemente tanto da creare sbilanci economici non indifferenti. Se prendiamo, ad esempio, la Cina, ci accorgiamo come il reddito medio si sia quadruplicato negli ultimi 7 anni. Di contro, però, vediamo mercati europei che vedono il proprio PIL ridursi notevolmente, influendo decisamente sul reddito procapite medio interno e rendendo complicata la conduzione vitale delle famiglie, abituate ad un tenore di vita non più riducibile al minimo indispensabile, considerando soprattutto l’indebolimento finanziario delle stesse, con la riduzione dei depositi personali e l’innalzamento dei prestiti come fonte negativa in un bilancio sempre più in rosso.

Qualcuno ha sostenuto che sarebbe di fatto giusto così, in quanto realtà oppresse economicamente, avrebbero il diritto di riscattarsi e di evolversi con la conseguente crescita culturale ed opportunista. Ma un equilibrio, seppur raggiunto con scompensi sociali e culturali evidenti, non può essere stravolto radicalmente e velocemente. Bisogna considerare sempre un tempo atto a modificare e convertire le vecchie abitudini con le nuove per poter dar modo di assorbire gli scompensi. Ed ecco che economie floride si vedono minate le proprie produttività a scapito di realtà, laddove la manodopera e l’impegno al lavoro è sotteso esclusivamente a rapidi guadagni realmente tangibili, che non implicano investimenti alti, o lotte sindacali, o bracci di ferro con le istituzioni locali per l’abbassamento del regime fiscale.

Ma tornando allo scopo dell’articolo e dell’indagine che sottoporrò all’attenzione, è chiaro che le difficoltà riscontrabili, le scelte effettuate, le risposte da trovare, sono poste in un vortice che non potrà fermarsi facilmente. Come sempre, l’origine del problema viene ignorato e si tende a coprire dapprima le falle procurate dall’incuria decisionale e di controllo della conseguente attuazione del provvedimento preso. Ma effettivamente ci si ferma lì, non risalendo la corrente per capire come meglio indirizzare quel flusso energetico che a valle devia disastrosamente il proprio corso.

Partire da un nuovo stile di vita si può. Nessuno può salvare il mondo da solo. Ma prendendo esempio dalla natura che segue un istinto primordiale, testato e rimasto illeso ed efficace nel corso di qualsiasi evoluzione, basti osservare il lavoro delle formiche che singolarmente non basterebbe a sostentare l’intero formicaio, ma nell’insieme, unendo i singoli sforzi, porta avanti un processo incredibilmente grande di cooperazione e collaborazione al risultato finale che è quello dell’intera vita sociale.

Tutti al lavoro per quello che ognuno può fare, collaborando alla costruzione dell’intero puzzle che è la vita, condividendo senza alcuna gelosia o egoismo le verità scoperte nel corso del proprio cammino, operando per il bene dell’altro nel suo pieno rispetto, con effetto boomerang.

Iniziamo ad esaminare, così, le nostre abitudini ed a correggerle per il bene di tutti, perché non solo le cose buone incidono a granelli, seppur apparentemente invisibili, ma sono soprattutto le cose sbagliate che si sommano e disperdono energie assurde.

Partiremo dagli sprechi quotidiani, quelli meno evidenti e capiremo quanto un piccolo gesto sbagliato, ma corretto, possa essere determinante per una rinascita sociale ed economica globale.

Il primo elemento che analizzaiamo è lo ZUCCHERO.

E’ semplicemente verificabile personalmente quanto si sta per riportare e questo lo si potrebbe riscontrare su tanti altri prodotti di uso quotidiano.

Partiamo quindi da un discorso deduttivo.

In Italia esistono in attività sino ad oggi circa:

  • 81.000 bar e locali in cui si consumano bevande che hanno bisogno di apporto dolcificante.

Per un calcolo più attendibile, consideriamo solo ed unicamente il caffè come bevanda. In ognuno di questi locali, giornalmente si preparano mediamente

  • 150 caffè al giorno

e si considera che mediamente si usa 1 bustina di zucchero o 1 cucchiaino e mezzo a tazza che contengono entrambi 5 grammi di prodotto. Si è calcolato che circa 1/10 di zucchero viene “buttato”,  tra cadute accidentali nel versarlo per cui lo spreco è di

  • 0,5 grammi di zucchero per caffè al giorno

Facendo un semplice calcolo, avremo la quantità giornaliera di spreco di zucchero al giorno per tutti i bar in Italia e cioè:

  • 0,5 grammi di zucchero sprecato * 150 caffè al giorno in un bar * 81.000 bar in Italia = 6.075.000 grammi di zucchero sprecati
    pari a
  • 6.075 tonnellate di zucchero sprecate al giorno in Italia.

Se consideriamo che il consumo procapite annuo per un essere umano è mediamente di 24 Kg di zucchero, dividendo lo spreco quotidiano in Italia, ci accorgiamo che

  • 24 Kg per uomo all’anno / 365 giorni = 0,066 chili di zucchero per uomo al giorno

pari a

  • 65 grammi di zucchero al giorno per uomo

come a dire che con lo spreco così calcolato, si potrebbe dare sostentamento a

  • 65 grammi di zucchero al giorno per uomo / 0,5 grammi di spreco = 13 uomini

Ricapitolando, basterebbe fare attenzione a non far cadere granelli di zucchero o a non lasciarlo nella bustina, che inevitabilmente verrebbe poi buttata, per poter evitare di lasciare ben 13 persone senza zucchero. E questi dati si riferiscono solo ai bar, senza calcolare altri ambienti quali quelli familiari che aumenterebbero di molto gli sprechi.

 

 
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Pubblicato da su 15 gennaio 2011 in Ecologia e Sistema