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Lo spreco quotidiano: lo ZUCCHERO

15 Gen

Iniziamo questa rubrica analizzando quanto di più effimero si possa ignorare nel mondo del consumismo, ma che invece incide notevolmente sull’equilibrio vitale, o meglio, disequilibrio vitale, proprio a scapito infatti di quelle popolazioni che non possono permettersi un tenore di vita sostenibile. Spesso si crede che bilanciare le risorse vitali a favore delle popolazioni del terzo mondo sia un’impresa ardua. Certo è che il limite raggiunto implica sforzi economici non indifferenti, se si pensa ad esempio che con il reddito medio americano si potrebbe dare sostentamento a circa 2 villaggi africani composti ciascuno da 50 persone.

L’attuale globalizzazione ha fatto sì che realtà produttive dette minori, possano ora essere quelle su cui l’economia mondiale stia puntando fortemente tanto da creare sbilanci economici non indifferenti. Se prendiamo, ad esempio, la Cina, ci accorgiamo come il reddito medio si sia quadruplicato negli ultimi 7 anni. Di contro, però, vediamo mercati europei che vedono il proprio PIL ridursi notevolmente, influendo decisamente sul reddito procapite medio interno e rendendo complicata la conduzione vitale delle famiglie, abituate ad un tenore di vita non più riducibile al minimo indispensabile, considerando soprattutto l’indebolimento finanziario delle stesse, con la riduzione dei depositi personali e l’innalzamento dei prestiti come fonte negativa in un bilancio sempre più in rosso.

Qualcuno ha sostenuto che sarebbe di fatto giusto così, in quanto realtà oppresse economicamente, avrebbero il diritto di riscattarsi e di evolversi con la conseguente crescita culturale ed opportunista. Ma un equilibrio, seppur raggiunto con scompensi sociali e culturali evidenti, non può essere stravolto radicalmente e velocemente. Bisogna considerare sempre un tempo atto a modificare e convertire le vecchie abitudini con le nuove per poter dar modo di assorbire gli scompensi. Ed ecco che economie floride si vedono minate le proprie produttività a scapito di realtà, laddove la manodopera e l’impegno al lavoro è sotteso esclusivamente a rapidi guadagni realmente tangibili, che non implicano investimenti alti, o lotte sindacali, o bracci di ferro con le istituzioni locali per l’abbassamento del regime fiscale.

Ma tornando allo scopo dell’articolo e dell’indagine che sottoporrò all’attenzione, è chiaro che le difficoltà riscontrabili, le scelte effettuate, le risposte da trovare, sono poste in un vortice che non potrà fermarsi facilmente. Come sempre, l’origine del problema viene ignorato e si tende a coprire dapprima le falle procurate dall’incuria decisionale e di controllo della conseguente attuazione del provvedimento preso. Ma effettivamente ci si ferma lì, non risalendo la corrente per capire come meglio indirizzare quel flusso energetico che a valle devia disastrosamente il proprio corso.

Partire da un nuovo stile di vita si può. Nessuno può salvare il mondo da solo. Ma prendendo esempio dalla natura che segue un istinto primordiale, testato e rimasto illeso ed efficace nel corso di qualsiasi evoluzione, basti osservare il lavoro delle formiche che singolarmente non basterebbe a sostentare l’intero formicaio, ma nell’insieme, unendo i singoli sforzi, porta avanti un processo incredibilmente grande di cooperazione e collaborazione al risultato finale che è quello dell’intera vita sociale.

Tutti al lavoro per quello che ognuno può fare, collaborando alla costruzione dell’intero puzzle che è la vita, condividendo senza alcuna gelosia o egoismo le verità scoperte nel corso del proprio cammino, operando per il bene dell’altro nel suo pieno rispetto, con effetto boomerang.

Iniziamo ad esaminare, così, le nostre abitudini ed a correggerle per il bene di tutti, perché non solo le cose buone incidono a granelli, seppur apparentemente invisibili, ma sono soprattutto le cose sbagliate che si sommano e disperdono energie assurde.

Partiremo dagli sprechi quotidiani, quelli meno evidenti e capiremo quanto un piccolo gesto sbagliato, ma corretto, possa essere determinante per una rinascita sociale ed economica globale.

Il primo elemento che analizzaiamo è lo ZUCCHERO.

E’ semplicemente verificabile personalmente quanto si sta per riportare e questo lo si potrebbe riscontrare su tanti altri prodotti di uso quotidiano.

Partiamo quindi da un discorso deduttivo.

In Italia esistono in attività sino ad oggi circa:

  • 81.000 bar e locali in cui si consumano bevande che hanno bisogno di apporto dolcificante.

Per un calcolo più attendibile, consideriamo solo ed unicamente il caffè come bevanda. In ognuno di questi locali, giornalmente si preparano mediamente

  • 150 caffè al giorno

e si considera che mediamente si usa 1 bustina di zucchero o 1 cucchiaino e mezzo a tazza che contengono entrambi 5 grammi di prodotto. Si è calcolato che circa 1/10 di zucchero viene “buttato”,  tra cadute accidentali nel versarlo per cui lo spreco è di

  • 0,5 grammi di zucchero per caffè al giorno

Facendo un semplice calcolo, avremo la quantità giornaliera di spreco di zucchero al giorno per tutti i bar in Italia e cioè:

  • 0,5 grammi di zucchero sprecato * 150 caffè al giorno in un bar * 81.000 bar in Italia = 6.075.000 grammi di zucchero sprecati
    pari a
  • 6.075 tonnellate di zucchero sprecate al giorno in Italia.

Se consideriamo che il consumo procapite annuo per un essere umano è mediamente di 24 Kg di zucchero, dividendo lo spreco quotidiano in Italia, ci accorgiamo che

  • 24 Kg per uomo all’anno / 365 giorni = 0,066 chili di zucchero per uomo al giorno

pari a

  • 65 grammi di zucchero al giorno per uomo

come a dire che con lo spreco così calcolato, si potrebbe dare sostentamento a

  • 65 grammi di zucchero al giorno per uomo / 0,5 grammi di spreco = 13 uomini

Ricapitolando, basterebbe fare attenzione a non far cadere granelli di zucchero o a non lasciarlo nella bustina, che inevitabilmente verrebbe poi buttata, per poter evitare di lasciare ben 13 persone senza zucchero. E questi dati si riferiscono solo ai bar, senza calcolare altri ambienti quali quelli familiari che aumenterebbero di molto gli sprechi.

 

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Pubblicato da su 15 gennaio 2011 in Ecologia e Sistema

 

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