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L’erba del vicino…

10 Ott

Guardare gli altri è ormai un mestiere. Divertirsi godendo su quanto gli altri fanno è una cosa che affascina.

Eppure non è per il solo e semplice gusto di distrarsi, di confrontarsi con altre realtà. E’ invece l’unico modo per spostare le proprie attenzioni su chi crediamo possa essere più attaccabile di noi. Ecco che le nostre responsabilità vengono meno, perché è meglio credere che la colpa sia negli altri piuttosto che ammetterla in casa. Si critica l’atteggiamento dei genitori che oggi non sanno prendere posizione, o della scuola che non sa più come educare. Ci scandalizziamo quando sentiamo notizie incredibili, come quella della mamma che per disperazione butta il figlio dal balcone del 4° piano. Si condannano i politici che non pensano a risolvere i problemi più urgenti, ma che passano intere legislature a scambiarsi accuse sul passato, condotto irresponsabilmente ai danni dello Stato e dei cittadini tutti.

Ma quando siamo chiamati in prima persona proprio a gestire simili realtà, ecco che entra in gioco un famigerato alleato di tutti: la giustificazione. Certo, se per gli altri vale la condanna, se per alcuni addirittura la pena di morte è invocata, per noi esiste solo il perdono, la valutazione de “per il fatto commesso non sussiste reato per le attenuanti scaturite dalla buona fede”. Sì, la buona fede, la più effimera giustificazione per non credere che le nostre vite sono nè più nè meno che uguali a quelle degli altri, errori compresi. Se è facile dire che i ragazzi oggi sono viziati, deve essere altrettanto facile ammettere che anche coccolarli all’inverosimile, coprirli di attenzioni e facilitare loro un percorso non significa certo andare a prevenire o a correggere i vizi, ma anzi ad accentuarli. Privare loro dell’esperienza vera di vita, togliere loro la possibilità di potersi graffiare e rendersi conto del sacrificio, del dolore, quello accettabile e controllabile, nel momento di supervisione da parte del genitore è sempre meglio che farli poi trovare di colpo scoperti e far provare loro non certo lacerazioni, ma a volte semplici cadute tali da farli crollare psicologicamente. E così anche per chi ci governa. Li si accusa di essere perditempo, senza considerare che nessuno potrà risolvere tutti i problemi senza avere la collaborazione di tutti. Non bastano migliaia di leggi per poter disciplinare comportamenti che noi in primis non rispettiamo perché ci autogestiamo nel buon senso.

Ed ecco che, ad esempio, attraversare con il semaforo rosso un incrocio, ci autorizza a dire che tanto si sapeva farlo senza causare incidenti. Molti confondono la libertà e democrazia con anarchia. Pensano di saper gestire super partes e di autovalutarsi al di sopra di tutto e di tutti.

Ma allora non siamo diversi da quelli che critichiamo, anzi doppiamente colpevoli, perché pur sapendo, eludiamo, omettiamo, rivalutiamo, ricreamo.

La vita è un gioco delle parti: rispettare il proprio ruolo, considerare a pieno le proprie responsabilità, ma limitatamente al proprio ruolo, porta alla giusta soluzione. Ognuno di noi, la mattina, quando si alza deve compiere semplicemente quelle azioni che la propria vita suggerisce e non impone. Nel rispetto delle piccole regole, nell’azione delle piccole cose, nell’insieme si ottiene il risultato. Nessuno da solo potrà salvare il mondo, questo non è chiesto a nessuno di noi. Ma salvare il proprio orticello, guardare e badare la propria erba, farà sì che anche la nostra risulterà sempre verde, senza dover necessariamente guardare quella del vicino per poter scappare dalle proprie responsabilità e dalle giuste conseguenze

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2 commenti

Pubblicato da su 10 ottobre 2010 in Riflessioni in Libertà

 

2 risposte a “L’erba del vicino…

  1. Enzo Losacco

    12 ottobre 2010 at 18:50

    Spesso quello che contraddistingue la buona riuscita di un’azione è la coerenza, l’imparzialità, il coraggio. Nel ruolo di genitore vige purtroppo il proverbio che “ogni scarrafone è bello a mamma sua”. Ma per aiutare un figlio nella crescita, bisogna appunto avere la coerenza nell’applicare i propri principi di vita, il proprio credo; l’imparzialità nei giudizi da applicare ai suoi comportamenti; il coraggio di dire “No”, ben sapendo che il sì è la soluzione del cuore. Ma un no detto con coerenza, imparzialità e coraggio vale molto più di 10 sì. E su tutto, non serve avere l’alibi di sentirsi genitore, contro chi non lo è o non lo può essere, per ottenere la ragione e deviare lontano dalle proprie responsabilità.
    Riduci la tua estrema dedizione per i figli e prova ad ascoltare i sentimenti di chi ti è stato finora comunque accanto, potresti scoprire quel mondo meraviglioso che desideri e che ti resterà sempre vicino, invece di cercarlo facilmente dove ora è, ma che poi volerà via!

     
  2. Enzo Losacco

    26 febbraio 2011 at 11:07

    Il difficile è proprio in questo: l’obiettività di comportamento. Bisognerebbe trattare tutte le cose come se fossero le proprie e non differenziarle. Spesso, per sottolineare un atteggiamento poco educato, si sente una frase comune del tipo “Ma tu ti comporti così a casa tua?” che, letta al contrario, sarebbe “Ma perché adotti due pesi e due misure con il tuo e quello dell’altro?”. Questo dimostra una scarsa sensibilità di attenzione alle problematiche “esterne” al proprio mondo e di particolare ed assoluta precedenza a quelle che ci riguardano solo da vicino senza considerare che esse interagiscono con tutto il resto che le circonda. Ecco perché ognuno poi è autorizzato a prevaricare sull’altro portando avanti il proprio vessillo quasi a condurre una crociata personale contro un mondo, la società, fatta di inadeguatezze ed ingiustizie, senza considerare che non è parcellizzando così che si costruisce. I romani dicevano “Dividi et impera” in relazione alle loro terre di conquista che dovevano essere tenute separate per non far sì che tra loro poi si potessero coalizzare ed insorgere contro l’Impero. Probabilmente è lo stesso messaggio che fa comodo a chi ora detiene il potere. La nostra è una società di divisione. Tutto porta a far pensare che è “Meglio soli che mal accompagnati”. Ed ecco che anche le separazioni personali aumentano, perché deve aumentare la spesa pubblica. Infatti, una separazione contempla 2 case, due organizzazioni diverse fatte tutte con una duplice fornitura tecnico-economica di gestione. Ma io penso che salvare il mondo sia nelle azioni quotidiane e non nelle imprese storiche, che si devono lasciar perdere ora, in un’era fatta di movimento cerebrale piuttosto che fisico. Si deve pensare a far bene dalle prime ore del mattino sino a quando ci si va a coricare la sera, affrontando le mille problematiche quotidiane come se fosse per tutti e non solo per sè stessi. Condividere, associare e scegliere pensando che ogni nostra azione interagirà con quella dell’altro, come un ingranaggio di un meccanismo perfetto e sincronizzato per un unico scopo, quello di lavorare bene senza sprechi di energia.
    Nell’argomento specifico dell’educazione di un figlio, certo non si parla di standard o metodologia rigida, perché il fattore umano è fatto fortunatamente di imprevedibilità e creatività. Ma se adottiamo il metodo generale del suddetto meccanismo, se oliamo gli ingranaggi nuovi che dobbiamo sempre verificare ed integrare nel motore globale, ci accorgeremo che il movimento che ne scaturirà sarà certamente più fluido. Se l’educazione verrà, praticamente, indotta considerando l’inserimento del proprio figlio in un contesto sociale più ampio di quello familiare, se si farà attenzione che la nuova unità umana un giorno dovrà a sua volta rappresentare l’esempio di vita progressista e propositiva per la crescita sociale, non ci si dovrà allora concentrare solo sui singoli momenti di crescita esclusivi all’ambito familiare o di esempi di vita strettamente locali. Il riferimento educativo deve avvenire con parametri assoluti e non relativi all’ambiente di vita, altrimenti questo rappresenterebbe esclusivamente il valore di quella realtà in particolare che potrebbe non essere poi riscontrabile in un’applicazione di sé stessi altrove. L’unico riferimento educazionale deve essere fatto sull’elemento in relazione ai valori e principi assoluti, non succubi ma propositivi per l’ambiente.
    Non è facile alzarsi la mattina e pensare per sé stessi, ma non lo è sicuramente meno che pensare per tutti, come invece solitamente si crede. In un’ottica completa si può, si deve.

     

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